pessimismo, ottimismo e opportunità

7 Aprile 2020 in News

Ormai è chiaro a tutti che l’emergenza sanitaria che stiamo attraversando cambierà per molto tempo, se non per sempre, le nostre vite, le azioni pratiche e il nostro approccio sociale.

Cambierà molto. Cambierà anche il teatro. Forse non il modo di farlo, sicuramente il modo di starci.

Ed è proprio per essere preparati al meglio a ciò che sarà che oggi resistiamo e il lavoro continua ed è più importante che mai, anche se scuole e teatri sono chiusi.

Perché il lavoro di oggi non è rivolto semplicemente al prossimo festival o alla prossima stagione, ma al futuro nel senso più ampio possibile.

Ognuno ha scelto uno spazio di azione per condurre la propria esistenza.

Per noi quello spazio è il teatro.

Ed è un momento importante per ribadire e sottolineare che per noi il teatro non è un passatempo o un divertimento. Certo è anche divertimento e passione, ma è soprattutto un luogo di lavoro che ci permette di guadagnare il necessario per pagare le bollette, fare la spesa, comprare i libri per mandare a scuola i nostri figli.

E come per tutti i lavori, anche il nostro ha una funzione sociale.

Il compito di ognuno di noi, da qui a poche settimane (ci auguriamo) sarà quello di trovare il modo di riprendere una vera vita sociale, fatta di luoghi di incontro e strette di mano reali e non solo digitali.

Questa situazione ci ha fatto sentire quanto è importante il nostro vivere sociale.

Lo abbiamo dato per scontato e ne eravamo immersi a tal punto da rendercelo quasi fastidioso. Abbiamo isolato le nostre abitazioni dietro solide recinzioni e siepi sempre più alte, dentro le quali immaginarci sicuri, felici e beati tra le nostre cose lontano dagli altri. Ma è bastato poco più di un mese di clausura per ridurci a contare avidamente i giorni che ci separano dal momento in cui potremo finalmente uscire da queste case e tornare al mondo.

Nel futuro più immediato dovremo inventarci come ripartire, ricreare e riproporre spazi e occasioni di incontro e coesione sociale. Non sarà una necessità del solo teatro, ma un’esigenza comune per ritrovare (o riscoprire) la nostra umanità e fare in modo che questo tempo non sia stato sprecato, non sia corso invano, ma sia un tempo fertile.

L’alternativa a un ritorno alla socialità, sarà lo sprofondamento verso un egoismo sempre più alienante e disumano.

Le difficoltà le stiamo passando tutti in questi giorni, anche dove tutto va bene, anche dove non è arrivata la malattia; gli attimi di depressione e quelli di entusiasmo e speranza verso il futuro si alternano senza soluzione di continuità in ognuno di noi.

È necessario tenere saldo il timone e conservare una giusta predisposizione d’animo e, come disse Winston Churchill, in una delle ore più buie dell’umanità: “Un pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità; un ottimista vede l’opportunità in ogni difficoltà”.

Sapendo che la battaglia è appena iniziata.